Il Conto Termico 3.0 può rendere molto interessante la sostituzione di un vecchio generatore con una pompa di calore. Ma c’è una distinzione fondamentale da fare fin dall’inizio:
una pompa di calore incentivabile non è necessariamente la pompa di calore giusta per il tuo edificio.
Oggi i requisiti sono molto più definiti rispetto ai primi mesi di applicazione del nuovo Conto Termico. Il problema, quindi, non è più aspettare che le regole diventino chiare.
Il problema è capire quale macchina scegliere, come dimensionarla e a quali condizioni farla lavorare, verificando contemporaneamente che l’intervento rispetti i requisiti previsti dal GSE.
Si può infatti scegliere una pompa di calore perfettamente ammessa all’incentivo e realizzare comunque un impianto poco efficiente, sovradimensionato, rumoroso o costretto a lavorare a temperature non adatte alle sue caratteristiche.
Oppure si può fare il contrario: partire dall’edificio, dai suoi consumi, dai terminali, dalle temperature realmente necessarie e dalle condizioni climatiche, individuare la soluzione tecnicamente corretta e utilizzare il Conto Termico 3.0 per rendere economicamente ancora più vantaggiosa quella scelta.
È questa la logica che seguiremo in questo articolo.
Prima il progetto. Poi la macchina. Infine l’incentivo.
Indice
Pompa di calore e Conto Termico 3.0: da dove si parte
Il Conto Termico 3.0 non incentiva semplicemente l’acquisto di una pompa di calore.
Incentiva un intervento realizzato su un edificio esistente, nel rispetto di precise condizioni tecniche e amministrative.
Prima ancora di confrontare marche, potenze, SCOP o importi dell’incentivo, bisogna quindi verificare se esistono i presupposti per accedere al meccanismo.
L’edificio deve essere esistente e dotato di impianto di riscaldamento
Il GSE chiarisce che gli interventi ammessi devono essere realizzati su edifici, parti di edifici o unità immobiliari esistenti e iscritti al catasto edilizio urbano. Sono esclusi gli edifici ancora in costruzione.
C’è poi un requisito particolarmente importante: l’edificio deve essere stato dotato di un impianto di climatizzazione invernale esistente e funzionante alla data del 25 dicembre 2025, entrata in vigore del nuovo Decreto.
Questo significa che il Conto Termico 3.0 nasce principalmente per sostituire o migliorare un sistema esistente, non per incentivare indiscriminatamente l’installazione di un nuovo impianto di riscaldamento dove prima non esisteva.
È una verifica apparentemente semplice, ma va fatta prima di impostare tutto il resto.
Non basta che la pompa di calore sia “ammessa”
Una volta verificata l’ammissibilità dell’edificio, entra in gioco la macchina.
La pompa di calore deve rispettare i requisiti tecnici previsti dal Conto Termico 3.0 e le prestazioni devono essere documentate secondo le condizioni stabilite dalla normativa.
Ma questo è soltanto il primo livello della scelta.
Due pompe di calore che soddisfano entrambe i requisiti del GSE possono comportarsi in modo molto diverso nello stesso edificio.
Possono cambiare:
- la potenza realmente disponibile alle basse temperature esterne;
- il rendimento alle temperature di mandata richieste dall’impianto;
- la capacità di modulazione;
- il comportamento durante gli sbrinamenti;
- la rumorosità;
- la continuità di funzionamento;
- l’integrazione con radiatori, pavimento radiante, ventilconvettori o altri terminali.
Il Conto Termico può stabilire se una macchina è incentivabile.
Non può stabilire se quella macchina è la scelta migliore per il tuo edificio.
Ed è proprio qui che comincia il progetto.
Pompa di calore a 35 °C o a 55 °C: il Conto Termico 3.0 contempla entrambe
Questo è un punto particolarmente interessante, soprattutto per chi possiede un edificio con radiatori.
Per le pompe di calore idroniche il GSE distingue infatti due condizioni di riferimento:
- bassa temperatura, con acqua in uscita a 35 °C e ritorno a 30 °C;
- media/alta temperatura, con acqua in uscita a 55 °C e ritorno a 47 °C.
Nella classificazione del GSE, tra i terminali associati alla seconda categoria compaiono espressamente anche i radiatori.
Questo chiarisce un equivoco ancora molto diffuso:
avere i termosifoni non esclude automaticamente né la pompa di calore né il Conto Termico 3.0.
Ma attenzione al passaggio successivo.
Il fatto che una pompa di calore possa essere certificata e incentivata a 55 °C non significa che sia conveniente farla lavorare costantemente a 55 °C in qualsiasi edificio.
Bisogna verificare quale temperatura serve realmente per riscaldarlo, quanto sono dimensionati i radiatori, quali sono le dispersioni e come varia il fabbisogno al variare della temperatura esterna.
È la differenza tra chiedersi:
“Questa pompa di calore prende l’incentivo?”
e chiedersi:
“Come lavorerà questa pompa di calore per i prossimi vent’anni nel mio edificio?”
La seconda domanda è molto più importante.
Se stai valutando una pompa di calore con il Conto Termico 3.0, il mio consiglio è di non partire dall'incentivo.
Quando analizzo un edificio, parto sempre dal suo fabbisogno e dall'equilibrio complessivo dell'impianto: terminali, temperature di esercizio, regolazione, comfort e modalità d'uso. Solo dopo verifico quali soluzioni rispettano i requisiti del Conto Termico 3.0.
Se più soluzioni sono tecnicamente valide, allora sì: ha assolutamente senso scegliere quella che permette di ottenere il beneficio economico migliore. Ma voglio che tu abbia prima di tutto un impianto che funzioni bene per il tuo edificio, non una macchina scelta perché sulla carta prende più incentivo.
Dalla caldaia a gas o gasolio alla pompa di calore: quando è possibile e quando conviene
Una delle domande più frequenti è se una pompa di calore possa sostituire davvero una caldaia a gas, GPL o gasolio, soprattutto in un edificio esistente con radiatori.
La risposta richiede di separare due questioni diverse:
il Conto Termico 3.0 ammette l’intervento?
e soprattutto:
quell’intervento è tecnicamente corretto per l’edificio?
Sono due verifiche che non vanno confuse.
La sostituzione può essere ammessa dal Conto Termico 3.0
Il Conto Termico 3.0 prevede la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi più efficienti, tra cui le pompe di calore elettriche.
Per le imprese e gli Enti del Terzo Settore che svolgono attività economica, il GSE chiarisce espressamente che è ammessa la sostituzione di impianti esistenti alimentati da combustibili fossili con pompe di calore elettriche.
Resta comunque fondamentale che l’edificio disponga di un impianto di climatizzazione invernale esistente e funzionante secondo i requisiti previsti dal Decreto.
Ma l’ammissibilità all’incentivo è soltanto il punto di partenza.
Che si possa fare non significa che convenga farlo
Una caldaia e una pompa di calore producono entrambe calore, ma lo fanno in modo profondamente diverso.
Una caldaia può lavorare facilmente con temperature dell’acqua molto elevate.
Una pompa di calore, invece, dà normalmente il meglio quando riesce a riscaldare l’edificio con temperature di mandata il più possibile contenute e funzionamento prolungato e regolare.
Per questo, prima di sostituire il generatore, bisogna capire come lavora l’impianto esistente.
Le verifiche più importanti riguardano:
- il fabbisogno termico reale dell’edificio;
- la temperatura necessaria ai terminali nelle giornate più fredde;
- il dimensionamento dei radiatori o degli altri sistemi di emissione;
- i consumi storici;
- la zona climatica;
- la potenza realmente erogata dalla pompa di calore alle basse temperature esterne.
Il dato interessante è che lo stesso Conto Termico 3.0 contempla pompe di calore idroniche sia a 35 °C sia a 55 °C, indicando espressamente i radiatori tra i terminali associati alla categoria media/alta temperatura.
Quindi il problema non è stabilire genericamente se “pompa di calore e termosifoni possono funzionare insieme”.
Possono.
La domanda corretta è:
a quale temperatura dovranno lavorare quei termosifoni per mantenere il comfort nell’edificio specifico?
Il consumo storico spesso racconta più della potenza della vecchia caldaia
Un errore molto comune consiste nel scegliere la nuova pompa di calore guardando semplicemente la potenza nominale della caldaia esistente.
Una caldaia da 24, 30 o 35 kW non significa necessariamente che l’edificio abbia bisogno di quella potenza.
Molti generatori tradizionali sono stati installati con margini molto ampi rispetto al fabbisogno reale.
Per questo, quando possibile, considero molto più interessanti:
- i consumi annuali di gas, GPL o gasolio;
- le ore e le modalità di funzionamento;
- la temperatura utilizzata nell’impianto;
- il comportamento dell’edificio nei giorni più freddi.
Da questi dati si può ricostruire con molta più precisione quanta energia richiede veramente l’edificio e capire quale potenza deve avere la pompa di calore.
Anche il Conto Termico 3.0 distingue con precisione la potenza nominale dichiarata della macchina secondo le condizioni standard previste dai regolamenti europei: è quindi importante non confondere il numero riportato nel nome commerciale della macchina con il suo comportamento nelle condizioni reali di progetto.
Quando la sostituzione richiede più attenzione
Esistono naturalmente edifici nei quali il passaggio alla pompa di calore è più semplice e altri nei quali serve una valutazione molto più accurata.
Presterei particolare attenzione in presenza di:
- dispersioni termiche elevate;
- radiatori piccoli rispetto al fabbisogno;
- necessità di temperature elevate per molte ore;
- climi molto freddi o particolarmente umidi;
- grandi variazioni dei carichi termici;
- attività produttive o strutture ricettive con profili di utilizzo complessi.
In queste situazioni la conclusione non deve essere automaticamente:
“la pompa di calore non va bene”.
Potrebbe essere necessario intervenire sui terminali, sulla regolazione, sull’idraulica, sulle temperature di esercizio oppure valutare una configurazione diversa.
Ed è proprio per questo che una sostituzione apparentemente semplice come:
“tolgo la caldaia e metto una pompa di calore”
può essere, in realtà, una delle decisioni più importanti dell’intero progetto energetico.
Il Conto Termico può rendere economicamente molto interessante la sostituzione.
Ma prima bisogna essere certi che l’edificio sappia utilizzare bene la nuova macchina.
Non tutte le pompe di calore sono uguali (anche se l’incentivo è simile)
Due pompe di calore possono rispettare entrambe i requisiti del Conto Termico 3.0, avere potenze nominali simili e generare incentivi comparabili.
Questo non significa che siano equivalenti.
L’incentivo viene determinato sulla base di parametri tecnici certificati e condizioni standardizzate. Il comportamento reale della macchina, invece, dipende anche dal clima, dall’impianto nel quale viene inserita e dalle condizioni nelle quali dovrà lavorare per migliaia di ore ogni anno.
Ed è qui che possono emergere differenze importanti.
I numeri di catalogo non raccontano tutto
Lo SCOP è uno dei parametri più utili per confrontare le prestazioni stagionali di due pompe di calore.
È un valore standardizzato e permette di confrontare macchine diverse utilizzando criteri omogenei.
Ma non può descrivere perfettamente ciò che succederà in ogni edificio e in ogni condizione climatica.
Una macchina con uno SCOP molto elevato può, per esempio, trovarsi a lavorare in condizioni molto diverse da quelle ideali se:
- l’impianto richiede temperature di mandata elevate;
- la temperatura esterna rimane per molte ore in una fascia critica;
- l’umidità è elevata;
- la macchina deve effettuare frequenti cicli di sbrinamento;
- la potenza richiesta dall’edificio è molto diversa da quella per cui la macchina lavora meglio.
Per questo considero lo SCOP un dato fondamentale, ma non sufficiente da solo per scegliere una pompa di calore.
Sbrinamento: perché tra +2 °C e +7 °C può succedere qualcosa di interessante
Quando si parla di pompe di calore aria-acqua, si pensa spesso che le condizioni più difficili siano necessariamente quelle con temperature esterne estremamente basse.
Non sempre è così.
In molte zone umide, come parte della Pianura Padana e del Nord Italia, una fascia particolarmente delicata può essere quella compresa indicativamente tra +2 °C e +7 °C, quando l’aria contiene molta umidità.
In queste condizioni la batteria esterna può raggiungere temperature inferiori a 0 °C e sulla sua superficie può formarsi ghiaccio.
La macchina deve quindi periodicamente effettuare uno sbrinamento, invertendo temporaneamente il ciclo per liberare lo scambiatore.
Durante questa fase la pompa di calore non sta normalmente fornendo calore all’edificio e utilizza energia per ripristinare le condizioni di funzionamento.
Non tutte le macchine gestiscono questo fenomeno allo stesso modo.
Possono fare la differenza:
- dimensioni e superficie dello scambiatore esterno;
- geometria della batteria;
- portata e gestione dell’aria;
- logica con cui la macchina decide quando iniziare e terminare lo sbrinamento;
- capacità di modulazione;
- progettazione complessiva della macchina per climi freddi e umidi.
Due pompe di calore che sulla scheda tecnica sembrano molto simili possono quindi comportarsi diversamente durante una giornata fredda e umida, soprattutto in termini di frequenza degli sbrinamenti, continuità di funzionamento e consumo elettrico reale.
Anche l’impianto influenza il modo in cui la macchina affronta gli sbrinamenti
La formazione di ghiaccio avviene sulla batteria esterna ed è legata principalmente alle condizioni dell’aria e al funzionamento della pompa di calore.
Ma anche il modo in cui è progettato l’impianto può influire su come lo sbrinamento viene gestito e percepito dall’edificio.
Una quantità d’acqua insufficiente nell’impianto, una configurazione idraulica poco adatta o un Puffer dimensionato male possono rendere più difficile garantire continuità e stabilità durante queste fasi.
Il Puffer, quindi, non impedisce la formazione di ghiaccio, ma può avere un ruolo importante nella gestione energetica dell’impianto durante gli sbrinamenti.
(Approfondisci: Pompa di calore e Puffer: guida al dimensionamento.)
Il rendimento reale dipende dal contesto
Questo è il punto centrale.
I dati dichiarati dal costruttore non sono “sbagliati”. Sono indispensabili e permettono di confrontare le macchine secondo criteri comuni.
Ma devono essere interpretati alla luce dell’edificio nel quale quella pompa di calore lavorerà:
- clima locale;
- temperatura di mandata;
- terminali;
- fabbisogno;
- modulazione richiesta;
- configurazione idraulica;
- modalità di utilizzo dell’edificio.
Negli anni ho potuto osservare sul campo differenze concrete tra macchine apparentemente molto simili sulla carta, ma con comportamenti sensibilmente diversi una volta inserite nell’impianto reale.
Per questo il confronto non dovrebbe fermarsi a:
potenza, SCOP e incentivo.
La domanda finale dovrebbe essere:
come si comporterà questa macchina, in questo edificio, nelle condizioni nelle quali dovrà realmente lavorare?
È questa la differenza tra confrontare due schede tecniche e scegliere realmente una pompa di calore.
(Approfondisci anche: Migliore pompa di calore: confronto europee e asiatiche, per capire il valore della macchina rispetto all’investimento.)
Da cosa dipende l’incentivo del Conto Termico 3.0 per una pompa di calore
Una volta individuata una pompa di calore tecnicamente adatta all’edificio, è naturale chiedersi:
quanto può riconoscere il Conto Termico 3.0?
L’importo non dipende semplicemente dal prezzo della macchina e neppure dalla marca.
Il calcolo segue i criteri stabiliti dal Decreto e utilizza dati tecnici certificati della pompa di calore, insieme alle caratteristiche dell’intervento.
Per questo due macchine con prezzi simili possono produrre incentivi differenti, così come una macchina più costosa non genera automaticamente un contributo maggiore.
La potenza utilizzata dal GSE non è semplicemente quella scritta nel nome della macchina
Uno degli aspetti da comprendere è il concetto di potenza nominale.
Per il Conto Termico 3.0 il GSE utilizza la potenza dichiarata dal costruttore secondo le condizioni standard previste dai regolamenti europei Ecodesign.
Per una pompa di calore aria-acqua, ad esempio, il riferimento utilizzato per la potenza nominale è legato alle condizioni previste dalla normativa e non necessariamente alla potenza che la macchina eroga in qualsiasi situazione reale.
Questo è importante perché una pompa di calore commercialmente indicata come “10 kW” può avere comportamenti molto differenti quando la temperatura esterna scende e contemporaneamente aumenta la temperatura richiesta dall’impianto.
Il dato utilizzato per l’incentivo e il dato che serve al progettista per verificare se la macchina scalderà correttamente l’edificio non sono necessariamente la stessa cosa.
Prestazioni certificate e condizioni reali sono due cose diverse
Il Conto Termico utilizza parametri prestazionali definiti e certificati secondo condizioni standardizzate.
Sono indispensabili perché permettono di confrontare le macchine con criteri comuni.
Ma, come abbiamo visto, non possono prevedere esattamente il comportamento della pompa di calore nel singolo edificio.
Temperatura esterna, temperatura di mandata, umidità, terminali, modulazione e modalità di utilizzo possono modificare sensibilmente il rendimento reale.
Per questo considero sempre separatamente:
la prestazione utilizzata per determinare l’incentivo
e
la prestazione che mi aspetto dall’impianto nelle sue condizioni reali di funzionamento.
Anche la spesa sostenuta deve rispettare i limiti previsti
Il Conto Termico 3.0 non riconosce automaticamente qualunque importo venga speso per l’intervento.
Il portale verifica anche la congruità dei costi e il rispetto dei costi massimi ammissibili previsti.
Il GSE specifica che il calcolo tiene conto del costo effettivamente sostenuto rispetto ai relativi limiti e che devono essere documentate le spese attraverso fatture e pagamenti.
Questo introduce un altro principio importante:
spendere di più non significa necessariamente ricevere un incentivo proporzionalmente più alto.
Per le imprese entrano in gioco anche i limiti sugli aiuti
Nel caso delle imprese e degli Enti del Terzo Settore che svolgono attività economica, il calcolo ha un ulteriore livello.
Il GSE determina prima l’incentivo secondo gli algoritmi previsti per l’intervento e successivamente verifica che non vengano superate le intensità massime di aiuto stabilite dal Titolo V del Decreto.
Per gli interventi del Titolo III, nei quali rientra la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, il limite generale per le imprese è pari al 45% dei costi ammissibili, con maggiorazioni previste per medie e piccole imprese.
Questo significa che, soprattutto negli interventi aziendali, non ha senso valutare l’incentivo isolatamente dalla struttura dell’investimento.
Il massimo incentivo non coincide necessariamente con il miglior progetto
Ed eccoci al punto che considero più importante.
Si potrebbe essere tentati di scegliere una determinata potenza, configurazione o macchina perché produce sulla carta un contributo maggiore.
Ma se quella scelta porta a:
- sovradimensionare la pompa di calore;
- peggiorarne la modulazione;
- aumentare i cicli di accensione e spegnimento;
- lavorare a temperature poco favorevoli;
- aumentare consumi e costi di gestione;
il vantaggio ottenuto oggi con qualche euro di incentivo in più può trasformarsi in un costo per molti anni.
Il mio criterio rimane quindi lo stesso:
prima individuo la soluzione tecnicamente corretta.
Poi, tra soluzioni realmente equivalenti dal punto di vista tecnico, verifico quale permette di sfruttare meglio il Conto Termico 3.0.
È lì che l’incentivo diventa veramente utile: quando migliora l’economia di un progetto già corretto.
Caso pratico: quanto può cambiare la spesa energetica di un’azienda
Prendiamo un’azienda con un fabbisogno termico di circa 300.000 kWh/anno, oggi coperto da una caldaia a metano.
Supponiamo che l’analisi dei carichi abbia già permesso di individuare la potenza corretta della pompa di calore per l’edificio.
I numeri che seguono sono una simulazione indicativa. Servono a capire l’ordine di grandezza e, soprattutto, quanto il risultato economico possa cambiare in funzione del rendimento reale dell’impianto.
🟠 Situazione attuale – Gas metano
Fabbisogno termico: 300.000 kWh/anno
Rendimento medio stagionale caldaia: 90%
Consumo gas:
300.000 / (0,9 × 10,5) ≈ 31.750 Smc/anno
Spesa annua metano:
31.750 × 1,20 € ≈ 38.100 € / anno
🟠 Passaggio a pompa di calore – SCOP 4,0
Energia elettrica richiesta:
300.000 / 4,0 = 75.000 kWh/anno
Costo elettrico:
75.000 × 0,35 € = 26.250 € / anno
Risparmio rispetto al metano:
38.100 – 26.250 ≈ 11.850 € / anno
🟠 Quanto conta lo SCOP reale
La stessa pompa di calore può produrre risultati economici molto diversi a seconda di come lavora realmente nell’edificio.
| SCOP reale | Consumo elettrico | Spesa annua | Risparmio vs metano |
|---|---|---|---|
| 3,5 | 85.700 kWh | 30.000 € | 8.100 € |
| 4,0 | 75.000 kWh | 26.250 € | 11.850 € |
| 4,5 | 66.700 kWh | 23.330 € | 14.770 € |
Tra uno SCOP reale di 3,5 e 4,5 ci sono quindi oltre 6.600 € all’anno di differenza.
Questo è uno dei motivi per cui non basta confrontare l’incentivo o lo SCOP riportato sulla scheda tecnica.

🟠 Con fotovoltaico da 30 kWp
Supponiamo ora di affiancare alla pompa di calore un impianto fotovoltaico da 30 kWp.
Produzione annua indicativa:
30 × 1.150 = 34.500 kWh/anno
Ma non possiamo considerare automaticamente tutta questa energia come energia non acquistata dalla rete.
Il fotovoltaico produce quando c’è sole, mentre l’azienda consuma energia secondo un proprio profilo. Conta quindi quanta parte della produzione viene realmente autoconsumata nel momento in cui viene prodotta.
Supponiamo, nello scenario centrale, un autoconsumo aziendale del 70%:
34.500 × 70% = 24.150 kWh/anno autoconsumati
Valore dell’energia non acquistata dalla rete:
24.150 × 0,35 € ≈ 8.450 € / anno
🟠 Risultato economico – Scenario centrale
Risparmio derivante dal passaggio metano → pompa di calore:
circa 11.850 € / anno
Beneficio derivante dall’autoconsumo fotovoltaico:
circa 8.450 € / anno
Beneficio economico complessivo indicativo:
circa 20.300 € / anno
In questo calcolo non sto considerando l’eventuale valorizzazione dell’energia fotovoltaica immessa in rete.
🟠 Tre scenari invece di una previsione unica
Preferisco non trasformare una simulazione in una promessa.
Il risultato può cambiare sensibilmente in funzione del rendimento reale della pompa di calore e della quota di energia fotovoltaica effettivamente autoconsumata.
Scenario prudente
SCOP 3,5 + autoconsumo FV 50%
Beneficio indicativo: circa 14.100 € / anno
Scenario centrale
SCOP 4,0 + autoconsumo FV 70%
Beneficio indicativo: circa 20.300 € / anno
Scenario favorevole
SCOP 4,5 + autoconsumo FV 85%
Beneficio indicativo: circa 25.000 € / anno
La differenza tra gli scenari è importante.
Ed è proprio per questo che, in un investimento aziendale, dimensionamento, rendimento reale e profilo dei consumi contano molto più di una simulazione costruita sul caso ideale.

🟠 E l’accumulo?
La batteria non produce energia.
Serve a spostare nel tempo una parte dell’energia prodotta dal fotovoltaico e può aumentare l’autoconsumo quando il profilo dei consumi lo giustifica.
Per capire se conviene installarla e quale capacità abbia senso scegliere bisogna conoscere almeno:
- il profilo orario dei consumi;
- la produzione fotovoltaica;
- i consumi serali e notturni;
- la potenza richiesta dall’attività;
- il costo dell’accumulo;
- il numero prevedibile di cicli annuali.
Una batteria da 30 kWh non è automaticamente migliore di una da 15 o 20 kWh.
Anche l’accumulo va dimensionato, non semplicemente aggiunto.
🟠 Investimento, incentivo e tempo di rientro
Non è corretto indicare a priori un investimento, un incentivo e un tempo di rientro validi per qualsiasi progetto.
L’importo dipende dalla macchina scelta, dalla configurazione dell’impianto, dai costi effettivi, dalle spese ammissibili e, nel caso di un’impresa, dalle caratteristiche del soggetto beneficiario.
Il Conto Termico 3.0 può ridurre sensibilmente l’investimento netto e abbreviare il tempo di rientro.
Ma l’incentivo deve essere calcolato sul progetto reale.
Lo stesso vale per fotovoltaico e accumulo.
🟠 Perché non basta moltiplicare il risparmio annuo per vent’anni
Moltiplicare il risparmio di un anno per vent’anni produce un numero semplice.
Non necessariamente un numero realistico.
In vent’anni possono cambiare:
- il prezzo del metano;
- il prezzo dell’energia elettrica;
- il rendimento dell’impianto;
- la produzione fotovoltaica;
- la quota di autoconsumo;
- i costi di manutenzione;
- alcuni componenti dell’impianto;
- le modalità di utilizzo dell’edificio.
Per questo preferisco lavorare su scenari prudenti, centrali e favorevoli, verificando se l’investimento rimane interessante anche quando alcune condizioni diventano meno favorevoli.
🟠 Messaggio chiave per l’azienda
Non stiamo parlando soltanto di sostituire il gas con l’elettricità.
Stiamo cercando di costruire un sistema nel quale:
- la pompa di calore lavora con un rendimento elevato;
- il fotovoltaico copre una parte significativa dei consumi;
- l’eventuale accumulo viene dimensionato sul profilo reale;
- il Conto Termico riduce l’investimento iniziale.
L’incentivo accelera il rientro.
Ma la vera differenza economica la fa come il sistema funzionerà ogni giorno per molti anni.
Pompa di calore e fotovoltaico nel Conto Termico 3.0: quando possono essere incentivati insieme
Per un’azienda, abbinare pompa di calore, fotovoltaico ed eventuale accumulo può essere una scelta molto interessante.
Ma nel Conto Termico 3.0 non basta installare questi elementi nello stesso edificio perché siano automaticamente incentivabili insieme.
Il GSE pone condizioni precise.
🟠 Il fotovoltaico deve essere collegato alla sostituzione con pompa di calore elettrica
L’installazione del fotovoltaico e dell’eventuale sistema di accumulo può rientrare nel Conto Termico 3.0 come intervento del Titolo II.H solo se viene realizzata congiuntamente alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente con una pompa di calore elettrica, intervento previsto dal Titolo III.A.
Quindi non siamo di fronte a due interventi completamente indipendenti.
La sostituzione dell’impianto termico con la pompa di calore è ciò che rende possibile, nelle condizioni previste, incentivare anche il fotovoltaico.
🟠 Il fotovoltaico deve essere dimensionato sul fabbisogno reale dell’edificio
Il Conto Termico 3.0 richiede che il fotovoltaico sia realizzato in assetto di autoconsumo.
Il dimensionamento deve quindi partire dal fabbisogno energetico reale dell’edificio, considerando sia:
- le utenze elettriche già presenti;
- il nuovo consumo elettrico generato dalla pompa di calore.
Il GSE prevede inoltre che l’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico non superi di oltre il 5% la somma dei consumi elettrici medi annui e dei consumi equivalenti associati agli usi termici.
Questo cambia radicalmente il modo di impostare il progetto.
Non si parte dalla domanda:
“Quanto fotovoltaico riesco a mettere sul tetto?”
Si parte da:
“Quanto consuma realmente questo edificio, prima e dopo l’elettrificazione del riscaldamento?”
🟠 Prima il carico, poi il fotovoltaico
È il motivo per cui, in un progetto aziendale, preferisco questa sequenza:
- analisi del fabbisogno termico;
- verifica dell’impianto esistente;
- dimensionamento della pompa di calore;
- stima del nuovo profilo dei consumi elettrici;
- dimensionamento del fotovoltaico;
- verifica dell’autoconsumo;
- eventuale dimensionamento dell’accumulo.
Fare il contrario può portare a un impianto fotovoltaico che produce molta energia, ma non necessariamente quando l’azienda ne ha bisogno.
Ed è proprio il profilo temporale dei consumi a determinare una parte importante del valore economico dell’autoconsumo.
🟠 L’accumulo viene dopo
Anche il sistema di accumulo può rientrare nell’intervento, ma non dovrebbe essere considerato automaticamente necessario.
Prima bisogna capire quanta parte del fotovoltaico viene già autoconsumata direttamente.
Solo dopo ha senso chiedersi se una batteria possa aumentare ulteriormente quella quota in modo economicamente giustificato.
Per un’attività con consumi elevati durante il giorno, ad esempio, l’autoconsumo diretto può essere già molto alto.
In altri casi una parte importante della produzione fotovoltaica potrebbe invece essere disponibile quando i carichi sono ridotti.
La batteria deve risolvere un problema reale del profilo energetico, non essere aggiunta perché “fa parte del pacchetto”.
🟠 Attenzione ai sistemi ibridi
Qui c’è un limite importante.
Il GSE specifica che l’intervento fotovoltaico del Titolo II.H non è incentivabile quando viene realizzato congiuntamente a una pompa di calore inserita in un sistema ibrido del Titolo III.B.
Quindi non tutte le configurazioni che comprendono una pompa di calore consentono automaticamente di utilizzare lo stesso meccanismo per il fotovoltaico.
Questo è uno dei motivi per cui la configurazione complessiva dell’impianto deve essere definita prima di costruire il piano degli incentivi.
🟠 Anche il contributo per fotovoltaico e accumulo ha un limite proprio
Un altro aspetto da tenere presente è che l’incentivo per fotovoltaico e accumulo non coincide semplicemente con una percentuale libera dell’investimento.
Il GSE stabilisce che l’importo massimo riconoscibile per l’intervento II.H è il valore minore tra:
- il 20% della spesa ammissibile;
- l’incentivo riconoscibile per l’intervento combinato di sostituzione con pompa di calore elettrica.
Anche qui sarebbe quindi sbagliato scegliere un impianto fotovoltaico più grande pensando che un investimento maggiore generi automaticamente un incentivo proporzionalmente maggiore.
🟠 Per le imprese conta anche il tipo di edificio
Per le imprese e gli ETS economici gli interventi del Titolo II, nei quali rientra anche il fotovoltaico, sono ammessi sugli edifici che ricadono nell’ambito terziario.
Questo è un punto che verificherei sempre all’inizio del progetto.
Un’azienda può infatti avere immobili con destinazioni e utilizzi molto diversi, e non basta la sola natura del soggetto proprietario per stabilire automaticamente quali interventi siano incentivabili.
🟠 La combinazione diventa interessante quando nasce da un unico progetto
Pompa di calore e fotovoltaico possono rafforzarsi a vicenda.
La pompa di calore trasforma una parte del fabbisogno termico in fabbisogno elettrico.
Il fotovoltaico può coprire una parte di quel nuovo consumo insieme agli altri carichi dell’attività.
L’eventuale accumulo può spostare nel tempo parte dell’energia prodotta.
Il Conto Termico può ridurre una parte del costo dell’investimento.
Ma la sequenza resta fondamentale:
prima si costruisce il sistema energetico.
Poi si verifica come sfruttare al meglio l’incentivo.
È così che fotovoltaico, pompa di calore e accumulo smettono di essere tre prodotti separati e diventano un unico progetto energetico.
Perché in un progetto complesso serve una regia tecnica indipendente
Quando un intervento comprende pompa di calore, fotovoltaico, accumulo, impianto esistente e incentivo, il problema non è più scegliere un singolo prodotto.
Il problema è fare in modo che tutte queste decisioni siano coerenti tra loro.
Una macchina può essere ottima.
Un impianto fotovoltaico può essere ben dimensionato.
Un incentivo può essere molto interessante.
Ma se ogni elemento viene deciso separatamente, il risultato complessivo può comunque essere mediocre.
🟠 Il rischio è comprare prodotti corretti per un progetto sbagliato
È una situazione più comune di quanto sembri.
Il termotecnico valuta una parte.
L’installatore propone la macchina.
Il fotovoltaico viene dimensionato da un’altra azienda.
La pratica incentivante viene gestita successivamente.
Ognuno può svolgere correttamente il proprio lavoro e, nonostante questo, mancare una visione complessiva dell’intervento.
Il punto quindi non è stabilire chi abbia ragione.
È capire chi sta verificando che tutte le scelte funzionino bene insieme.
🟠 La pompa di calore modifica anche il progetto elettrico
Quando si elimina una caldaia e si introduce una pompa di calore, non si sta semplicemente sostituendo un generatore.
Si trasferisce una parte importante del fabbisogno energetico dell’edificio dal combustibile all’elettricità.
Questo modifica:
- il profilo dei consumi elettrici;
- la potenza richiesta;
- il valore del fotovoltaico;
- l’eventuale utilità dell’accumulo;
- i costi energetici futuri;
- il dimensionamento complessivo dell’impianto.
Per questo pompa di calore e fotovoltaico non dovrebbero essere progettati come due mondi separati.
🟠 Anche l’incentivo deve entrare nel progetto al momento giusto
Il Conto Termico 3.0 può cambiare sensibilmente l’economia dell’intervento.
È quindi corretto tenerne conto fin dall’inizio.
Ma c’è una differenza fondamentale tra:
progettare un buon sistema sapendo che esiste un incentivo
e
costruire il sistema intorno all’incentivo più alto possibile.
Nel primo caso l’incentivo migliora l’investimento.
Nel secondo rischia di condizionare una scelta tecnica che dovrà invece funzionare per molti anni.
🟠 La domanda che mi interessa non è “quale macchina compriamo?”
Quando analizzo un progetto di questo tipo, la domanda iniziale non è:
“Quale pompa di calore installiamo?”
È:
“Quale sistema energetico deve avere questo edificio per funzionare bene nei prossimi vent’anni?”
Solo dopo arrivano:
- potenza della pompa di calore;
- temperature di esercizio;
- configurazione idraulica;
- fotovoltaico;
- eventuale accumulo;
- gestione e regolazione;
- incentivo;
- confronto economico tra le alternative.
È un ordine apparentemente semplice, ma cambia completamente il modo in cui viene affrontato l’investimento.
🟠 Una buona regia serve soprattutto quando l’investimento cresce
Su un piccolo intervento domestico un errore può significare qualche centinaio o qualche migliaio di euro in più.
Su un’azienda, un agriturismo, una struttura ricettiva o un edificio complesso, le conseguenze possono essere molto maggiori.
Un dimensionamento sbagliato, una temperatura di progetto troppo elevata, un fotovoltaico non coerente con i consumi o una configurazione scelta soprattutto per ottenere l’incentivo possono produrre effetti economici per molti anni.
È per questo che, al crescere dell’investimento, aumenta anche il valore di una figura che non debba vendere necessariamente una determinata macchina o una determinata tecnologia.
🟠 Il prodotto viene dopo il progetto
Un installatore deve naturalmente vendere e installare prodotti.
Un produttore deve proporre le proprie macchine.
È il loro lavoro.
Il mio ruolo è diverso.
Io parto dall’edificio e dall’obiettivo del cliente, non dal prodotto che devo vendere.
Questo mi permette di confrontare tecnologie e configurazioni diverse e di chiedermi prima di tutto quale soluzione abbia più senso nel caso specifico.
Se poi la soluzione migliore coincide anche con quella maggiormente incentivata, tanto meglio.
Ma l’ordine rimane questo:
edificio → fabbisogno → impianto → macchina → incentivo.
Non il contrario.
Se hai già un preventivo, una pompa di calore proposta o stai cercando di capire come impostare l'intervento, posso aiutarti a verificare dimensionamento, temperature di lavoro, configurazione dell'impianto e convenienza reale dell'incentivo.
Il mio lavoro parte dall'edificio, dai consumi e dagli obiettivi che vuoi raggiungere. Solo dopo vengono la macchina, il marchio e l'incentivo.
Possiamo partire da una breve telefonata gratuita di 15 minuti: mi racconti il progetto e capiamo se ha senso approfondirlo con una consulenza.
Come impostare correttamente un progetto con il Conto Termico 3.0
Il Conto Termico 3.0 può rendere molto più interessante un intervento che probabilmente avrebbe già senso realizzare dal punto di vista energetico.
Ma proprio perché l’incentivo può essere importante, è facile commettere un errore:
partire da ciò che viene incentivato invece di partire da ciò che serve all’edificio.
Il percorso corretto, secondo me, è esattamente l’opposto.
🟠 Prima capire come funziona oggi l’edificio
Prima di scegliere una pompa di calore bisogna ricostruire la situazione esistente.
Mi interessano soprattutto:
- consumi energetici reali;
- generatore installato;
- temperature con cui lavora l’impianto;
- terminali presenti;
- modalità e orari di utilizzo;
- comfort attuale;
- eventuali problemi già conosciuti;
- caratteristiche climatiche della zona.
Sono informazioni che permettono di capire quanta energia serve realmente e in quali condizioni deve essere fornita.
Senza questa fotografia iniziale, confrontare le macchine significa partire troppo avanti.
🟠 Poi si definisce la soluzione tecnica
Solo dopo si può stabilire quale configurazione abbia realmente senso.
La soluzione potrebbe comprendere:
- pompa di calore;
- modifica o mantenimento dei radiatori;
- Puffer;
- produzione di acqua calda sanitaria;
- fotovoltaico;
- eventuale accumulo;
- modifica della regolazione;
- integrazione con altri generatori, quando tecnicamente opportuna.
Non necessariamente servono tutti questi elementi.
Il progetto corretto non è quello con più componenti.
È quello nel quale ogni componente ha una funzione precisa.
🟠 A questo punto si verifica il Conto Termico 3.0
Quando sappiamo quale intervento avrebbe tecnicamente senso, possiamo verificare:
- quali componenti sono incentivabili;
- quali requisiti devono rispettare;
- quali spese possono essere riconosciute;
- quale contributo può essere ottenuto;
- quali documenti devono essere predisposti;
- se esistono alternative economicamente più interessanti.
Questo passaggio può anche modificare alcune scelte.
Se due soluzioni sono entrambe valide dal punto di vista tecnico, è assolutamente razionale scegliere quella che permette di ottenere un incentivo maggiore o un miglior ritorno economico.
Quello che eviterei è fare il percorso inverso.
🟠 La documentazione non dovrebbe essere l’ultima cosa a cui pensare
Un buon progetto incentivato deve essere costruito pensando fin dall’inizio anche alla documentazione necessaria.
Fatture, pagamenti, caratteristiche tecniche delle apparecchiature, documentazione dell’impianto esistente e prove della corretta realizzazione dell’intervento non sono dettagli da recuperare alla fine.
Fanno parte del percorso.
Il portale CT3.0 effettua anche verifiche sulla rispondenza ai requisiti e sulla congruità dei costi, utilizzando la documentazione relativa alle spese sostenute.
Per questo una soluzione tecnicamente corretta deve essere anche documentabile correttamente.
🟠 Non guarderei soltanto quanto restituisce l’incentivo
Immaginiamo due soluzioni.
La prima permette di ottenere qualche migliaio di euro di incentivo in più, ma consuma maggiormente ogni anno.
La seconda riceve un contributo leggermente inferiore, ma lavora meglio nell’edificio e riduce stabilmente i costi di esercizio.
Su un impianto destinato a funzionare per molti anni, la seconda potrebbe essere economicamente molto più conveniente.
Per questo, quando faccio una valutazione, considero insieme almeno tre numeri:
investimento iniziale
incentivo ottenibile
costo di esercizio previsto nel tempo
È il loro equilibrio a raccontare se l’investimento ha senso.
🟠 Per un’azienda il ragionamento deve essere ancora più ampio
Quando l’intervento riguarda un’azienda, un agriturismo, una struttura ricettiva o un edificio con consumi importanti, entrano in gioco anche:
- profilo dei carichi;
- orari di attività;
- autoconsumo fotovoltaico;
- potenza elettrica disponibile;
- eventuale accumulo;
- continuità di servizio;
- ritorno economico dell’investimento.
In questi casi non considero il Conto Termico 3.0 come una pratica separata dal progetto.
È una delle variabili economiche del progetto.
E questo cambia parecchio il modo di prendere le decisioni.
🟠 La domanda finale è molto semplice
Alla fine dell’analisi vorrei poter rispondere contemporaneamente a tre domande:
Questo impianto funzionerà bene nell’edificio?
È economicamente sensato?
Stiamo sfruttando correttamente gli incentivi disponibili?
Se la risposta è sì a tutte e tre, allora il Conto Termico 3.0 sta facendo esattamente ciò che dovrebbe fare:
rendere più conveniente una buona scelta tecnica.
Non crearla.
Domande frequenti sul Conto Termico 3.0 e le pompe di calore
Le risposte alle domande più frequenti su requisiti, termosifoni, fotovoltaico, incentivi e scelta della pompa di calore.
Posso accedere al Conto Termico 3.0 con una pompa di calore e i termosifoni?
Sì. La presenza dei termosifoni non esclude né la pompa di calore né il Conto Termico 3.0. Il GSE contempla espressamente le pompe di calore idroniche a media/alta temperatura, con riferimento a 55 °C in uscita e 47 °C in ritorno, indicando i radiatori tra i terminali associati a questa categoria.
Resta però da verificare se quelle temperature siano tecnicamente ed economicamente appropriate per lo specifico edificio.
Una pompa di calore deve lavorare per forza a 35 °C per essere incentivata?
No. Il GSE distingue pompe di calore idroniche a bassa temperatura, 35/30 °C, e a media/alta temperatura, 55/47 °C.
Il Conto Termico 3.0 non è quindi riservato esclusivamente agli edifici con pavimento radiante.
Posso sostituire una caldaia a gas o gasolio con una pompa di calore?
Sì, quando vengono rispettati i requisiti previsti per l'intervento. Il Conto Termico 3.0 incentiva la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi più efficienti, comprese le pompe di calore.
Che l'intervento sia incentivabile, però, non significa automaticamente che sia la soluzione tecnicamente migliore per quell'edificio.
L'edificio deve avere già un impianto di riscaldamento?
Sì. L'edificio deve essere esistente e deve disporre di un impianto di climatizzazione invernale esistente e funzionante secondo le condizioni previste dal Conto Termico 3.0.
La data di riferimento indicata dal GSE per questo requisito è il 25 dicembre 2025.
Quali requisiti deve avere una pompa di calore per il Conto Termico 3.0?
Deve rispettare i requisiti tecnici e prestazionali previsti dal Decreto e disporre della documentazione necessaria a dimostrarli.
Potenza e prestazioni considerate ai fini dell'incentivo derivano da dati dichiarati e certificati secondo condizioni standardizzate. Questi dati sono indispensabili per la pratica, ma non descrivono da soli il comportamento reale della macchina nell'edificio.
La pompa di calore deve essere presente nel Catalogo GSE?
La presenza nel Catalogo GSE non dovrebbe essere considerata l'unico criterio per stabilire se una macchina possa accedere all'incentivo.
Per gli apparecchi presenti nel Catalogo alcune verifiche e procedure possono essere semplificate, ma resta fondamentale verificare il rispetto dei requisiti tecnici previsti per lo specifico intervento.
Pompa di calore e fotovoltaico possono essere incentivati insieme?
Sì, ma a condizioni precise. Nel Conto Termico 3.0 il fotovoltaico può rientrare nell'intervento quando viene realizzato congiuntamente alla sostituzione dell'impianto esistente con una pompa di calore elettrica, nei casi ammessi dal Decreto.
L'impianto fotovoltaico deve inoltre essere impostato in funzione dell'autoconsumo e del fabbisogno energetico previsto.
È possibile incentivare anche un sistema di accumulo?
Sì, nelle configurazioni ammesse insieme al fotovoltaico.
Questo non significa però che la batteria sia sempre conveniente. L'accumulo dovrebbe essere dimensionato sulla base del profilo reale di produzione e consumo, non aggiunto automaticamente all'impianto.
Pompa di calore ibrida e fotovoltaico possono essere incentivati insieme?
Non attraverso la stessa combinazione prevista per la pompa di calore elettrica. Il GSE specifica che l'intervento fotovoltaico previsto dal Titolo II.H non è incentivabile congiuntamente a un sistema ibrido del Titolo III.B.
Quanto può coprire il Conto Termico 3.0 sul costo di una pompa di calore?
Non esiste una percentuale unica valida per tutti gli interventi. L'importo dipende dalle caratteristiche della macchina, dalla tipologia di intervento, dai costi ammissibili e dal soggetto beneficiario.
Nel caso delle imprese entrano inoltre in gioco le intensità massime di aiuto previste dal Decreto.
Una pompa di calore più potente permette di ottenere un incentivo maggiore?
La potenza della macchina può incidere sul calcolo dell'incentivo, ma non dovrebbe mai essere aumentata soltanto per inseguire un contributo maggiore.
Una pompa di calore sovradimensionata può modulare peggio, effettuare più cicli di accensione e spegnimento e avere un comportamento meno efficiente nel funzionamento reale.
Conviene scegliere la pompa di calore in base all'incentivo disponibile?
Secondo me no.
Prima dovrebbe essere individuata la soluzione tecnicamente corretta per l'edificio. Se più soluzioni sono tecnicamente valide, allora è assolutamente sensato preferire quella che permette di ottenere il beneficio economico maggiore.
L'incentivo dovrebbe migliorare una buona scelta, non determinarla.
Il Conto Termico 3.0 è interessante anche per aziende, agriturismi e strutture ricettive?
Può esserlo molto, soprattutto quando la sostituzione del generatore viene inserita in un progetto complessivo che considera consumi, pompa di calore, fotovoltaico, eventuale accumulo e profilo di utilizzo dell'edificio.
Per imprese e attività economiche bisogna però verificare anche tipologia dell'edificio, requisiti di accesso e limiti applicabili all'aiuto.
Quanto tempo occorre per recuperare l'investimento?
Non esiste un tempo di rientro valido per tutti.
Dipende dall'investimento netto dopo l'incentivo, dai consumi precedenti, dal costo dell'energia, dallo SCOP reale della pompa di calore, dall'eventuale autoconsumo fotovoltaico e dalla modalità di utilizzo dell'edificio.
Per questo preferisco costruire uno scenario prudente, uno centrale e uno favorevole invece di promettere un unico tempo di rientro.
Conto Termico 3.0 o detrazione fiscale: quale conviene per una pompa di calore?
Dipende dal caso.
Bisogna confrontare almeno l'importo effettivamente recuperabile, i tempi di erogazione, i requisiti, la situazione fiscale del beneficiario e le regole di cumulabilità.
La scelta dovrebbe quindi essere fatta prima di impostare definitivamente l'intervento, confrontando le alternative disponibili per quello specifico progetto.



