Visioni

Polifosfati nell’acqua sanitaria: una scorciatoia che non convince

Polifosfati nell’acqua sanitaria: ma siamo seri?

Oggi mi chiedo una cosa semplice:

se l’acqua che arriva nelle nostre case è potabile per legge, perché dobbiamo aggiungerci dei polifosfati?

In Italia nessuna norma impone di usare polifosfati.
La UNI 8065:2019 chiede di proteggere gli impianti da calcare e corrosione — ma precisa anche che aggiungere polifosfati all’acqua sanitaria o ai circuiti termici non garantisce alcuna protezione duratura.
Anzi, il calore ne provoca la decomposizione, con possibili fenomeni corrosivi “sotto deposito”.

Nonostante questo, molti installatori continuano a infilare sotto le caldaiette un dosatore chimico, per abitudine o per evitare di ripensare l’impianto.
Così finiamo per “condire” l’acqua sanitaria con gli stessi additivi che nell’alimentazione cerchiamo di evitare.

E qui nasce il paradosso:
l’acqua dei nostri acquedotti è controllata, sicura, potabile.
È lo schema impiantistico a non essere all’altezza, non l’acqua.
Piuttosto che aggiungere chimica per proteggere una caldaietta, dovremmo progettare sistemi più igienici, con materiali migliori e senza additivi.

In fondo, se cerchiamo alimenti “senza fosfati”,
perché dovremmo accettarli proprio nell’acqua con cui ci laviamo o cuciniamo?

Guardare un mercato da un’altra angolazione permette di riconoscere ciò che spesso resta invisibile. È con questa prospettiva che continuo a osservare, analizzare e raccontare il settore dell’energia rinnovabile.

Alessandro Gaza Esperto Energie Rinnovabili

 

Un saluto, Alessandro Gaza
Consulente indipendente in energie rinnovabili
Analisi tecniche e orientamento strategico per privati, aziende e produttori

Se questa riflessione ti riguarda direttamente — che tu debba prendere decisioni tecniche o strategiche — spesso una conversazione chiarisce più di molte pagine scritte.
Il confronto resta sempre aperto.

Vuoi seguire nuove analisi e riflessioni sul mondo dell’energia?
Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua casella email.

E’ stato utile questo articolo? Condividilo…

Facebook
Twitter
LinkedIn

Se sei arrivato fin qui, probabilmente vale la pena restare in contatto.

Ti scrivo quando pubblico un nuovo approfondimento o quando c’è qualcosa di utile da sapere.